Apicoltura sul lago di Como: una forma di meditazione

L’apicoltura è probabilmente il ramo più affascinante dell’agricoltura e il Lago di Como ha una lunga storia di quest’attività. Le api non sono grossi animali che si possono rinchiudere in un recinto: non si decide dove e quando volano, o persino se torneranno indietro. Un apicoltore sa che, di norma, le api rientrano nell’alveare dove c’è la regina, ma in ogni caso ha un che di filosofico il gesto di aprire l’arnia e lasciare che le api vadano libere, fidandosi che torneranno. Riccardo Gramatica e Sonia Selva sono due dei numerosi apicoltori del lago di Como, ma loro sono speciali perché partecipano attivamente al progetto Lago di Como Sostenibile: Riccardo ha ospitato un tour della sua azienda Apigram il 16 aprile, e Sonia ne ospiterà uno il 18 giugno.

laboratorio Gramatica Gravedona - Lago di Como Non Solo Lago itinerari 2016

Prima di incontrare loro, non avevo del tutto chiaro l’importanza dell’apicoltura per questo territorio.
Riccardo è il figlio di Antonio Gramatica e il nipote di Giovanni Gramatica, che fondò Apigram nel 1880 e fu uno dei primi al mondo ad adottare le tecniche dell’apicoltura razionale. Cos’è l’apicoltura razionale, e perché si chiama così? Vi siete mai chiesti come si estrae il miele da un’arnia? Una volta si prelevava, semplicemente, e in questo modo succedevano due cose che non andavano tanto bene: innanzitutto, alcune api morivano.

Lungi dall’essere una preoccupazione di natura animalista, una famiglia di api meno numerosa produce meno miele. In secondo luogo, le api hanno bisogno del miele che producono, ma nell’agricoltura tradizionale questo veniva in gran parte prelevato per l’uomo. L’apicoltura razionale con un’idea semplice eppure rivoluzionaria ha permesso di far sì che le api accumulino il miele per sè stesse e poi conitnuino ad accumularlo in uno spazio separato grazie a un telaietto mobile, così quando l’apicoltore lo preleva non uccide nessuna ape e rispetta il fabbisogno dell’alveare lasciando intonsa la porzione che le api hanno prodotto per sè. Una famiglia grande e forte produrrà molto più miele di quello di cui ha bisogno, e questo è quello che noi mangiamo. Durante la visita al suo negozio e al suo laboratorio, Riccardo si è soffermato sulla storia dell’apicoltura, sull’apicoltura razionale e sugli strumenti utilizzati, per poi passare al laboratorio dove, in parole semplici, il miele segue il processo produttivo che lo porta a nel suo barattolo. Ciascun partecipante ha avuto la possibilità di degustare tutte le tipologie di miele prodtte dalle api di Apigram, e ha ricevuto un campioncino di miele e qualche seme di piante apistiche.

Per chi se lo fosse perso e per chi si è appassionato, il 18 giugno c’è la visita di Apicoltura Robba, di Sonia Selva una realtà diversa ed interessante.

apicoltura Robba - Non Solo Lago - Lago di Como

La tipologia di miele che un apicoltore produce, o meglio che le api di un apicoltore producono, dipende da ciò che mangiano, e cioè da che tipo di alberi o cespugli hanno attorno. Per questo un apicoltore può decidere di posizionare le varie arnie in diverse zone, così da ottenere diversi tipi di miele. Se lo volesse, un apicoltore potrebbe essere nomade. Nella zona del Lago di Como sono tiglio, castagno, robinia, pruno, sorbo, acero e un’infinita varietà di piante di sottobosco: erica, rovo, campanula, rododendro, mirtillo, tarassaco, salvia, ecc. Così mi scrive Riccardo in uno scambio di email in cui gli ho chiesto qualche informazione. Sempre Riccardo mi ha parlato di uno studio dell’Istituto Fojanini di Sondrio sul miele di questo territorio, che “si tratta prima di tutto di una zona ancora miracolosamente immune da ogni inquinamento, dotata di boschi di latifoglie incontaminati”.

Per approfondire l’argomento sono sicura che potete provare a contattare Riccardo, che è un vero appassionato, oltre a visitare Apicoltura Robba il 18 giugno.

 

Scritto da Caterina,
ambasciatrice del territorio

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